domenica 3 gennaio 2010

LE LACRIME DEL COCCODRILLO SUINO MONTANO DEL LOMBARDO-VENETO





- Per gentile concessione di GEO, BBC, Discovery Channel e Piero Angela -


Il Coccodrillo Alpino (nome scientifico Divorator Ferox Festivitatae) si riconosce per le indubbie capacità mimetiche. In seguito alla caccia spietata da parte di voraci e feroci predatori umani (in particolare della Val di Scalve e della Val Seriana, dove ancor oggi vige la credenza che, per regalare le scarpe di coccodrillo alla moglie, occorra cercarle ai piedi dei poveri rettili), il Coccodrillus Alpinus riesce piuttosto bene a mimetizzarsi tra le schiere di Alpinisti e Merenderos vari che, in tutti i periodi dell'Anno, nascondendosi dietro gli ottimi propositi dell'attività fisica e del connubio mens sana in corpore sano, affollano rifugi, baite, osterie e rivendite alimentari di tutto l'arco alpino con varie puntate sugli Appennini. L'aspetto non è dissimile da quello di Merenderos ed Alpinisti, dunque, ma è comunque possibile riconoscere il noto rettile in via di espansione grazie ad alcune caratteristiche proprie dello stesso, impossibili da dissimulare.

In particolare: nonostante vesta regolarmente di nero (Montura e Lacoste ds sono accordate per preparare salopettes ad hoc per gli stessi), tra il mento e le ginocchia è perfettamente visibile un rigonfiamento che potrebbe far pensare ad una sacca (marsupio) e che è conosciuta negli ambienti scientifici come "Pantsah homini ingordi". In questa enorme cavità, difatti, vengono generalmente stipate, nei periodi di cosiddetta "festa", riserve alimentari che tormenteranno l'oggetto dei nostri studi almeno fino alla Festività successiva, con cadenza quasi ciclica.

Il vero elemento distintivo del Coccodrillus Alpinus, tuttavia, è la sua presenza per sentieri, vie alpinistiche di bassissima difficoltà e, soprattutto, i soliti rifugi e bar delle zone alpine ed appenniniche, dove è possibile osservarlo intento a proclamare i migliori propositi per i periodi successivi, utilizzando termini sconosciuti alla specie e per la stessa privi di significato come "dieta", "morigeratezza", "attività fisica continuativa", "smettere di fumare", "piantarla con i dolci in eccesso" e simili frasi dal dubbio senso.

In particolare, per poterli riconoscere, sarà sufficiente osservare la fuoriuscita di una sorta di resina, alcoolica nel 99% dei casi, come la loro circolazione sanguigna, durante i racconti dei loro eccessi a tavola e per osterie.
Si distinguono per queste lacrime di coccodrillo i rappresentanti di una evoluzione particolare di questa specie animale, i Coccodrilli Suini Veneti in Lombardia.
Questa particolare sottospecie, infatti, ha talmente assimilato i geni suini da presentare tratti più vicini a questo genere che a quello dei rettili.

Elemento distintivo per il riconoscimento del Coccodrillo Suino Veneto in Terra Lombarda è la presenza di grosse lacrime particolarmente alcooliche, versate durante il tentativo di minzione, all'aria aperta come in casa, quando, estratto con difficoltà l'organo preposto alla funzione, il Nostro si rende conto che a causa della grandezza e della rotondità della sacca-marsupio (Pantsah Dah Rhospih), non è ormai più in grado di vedere lo stesso organo se non facendo ricorso ad uno specchio.

Sarà possibile osservare rappresentanti di questa sottospecie animale tanto in giro per le città della selvaggia Lombardia che per boschi, sentieri, rocce, valloni, canaloni, creste e quant'altro. Per riconoscerli a prima vista, sarà sufficiente ascoltare l'enorme quantità di scusanti dagli stessi addotte alle magre figure in campo sportivo ed alpinistico, una vera e propria enciclopedia della scusa che non regge.

Ciononostante, FAO, ONU, UNICEF ed altre organizzazioni, assieme al WWF, hanno deciso di avviare una campagna per preservare questa strana evoluzione o degenerazione animale allo scopo di studiare i rimedi contro l'alcoolismo, la bulimia, il tabagismo, la sedentarietà e la lamentela da panza piena in generale.

Al prossimo documentario, Buon Anno a tutti da un Bradipo Alligatore Suino che ormai non se lo vede più da tanto gli si è gonfiata la panza....


lunedì 14 dicembre 2009

VIA CHIAPPA, IL BATTESIMO DELL'ANTIMEDALE


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Antimedale Via Chiappa 220 m,
D+, V, V+, 1 p. VI-

Venerdì 11 dicembre 2009



Quest'anno Resegone, Grignetta e Medale hanno deciso di farmi qualche regalo supplementare...
Non so a cosa questo sia dovuto; magari qualcuno dirà che è stata la mia buona stella... Fatto sta che, quando pensavo che con la salita dello Spigolo Mir si fosse esaurita la serie delle giornate "favolose" per mettere le mani sulla roccia in versione quasi primaverile, ecco che mi viene servito sul piatto d'argento ancora un giorno meraviglioso, per di più sul magnifico calcare dell'Antimedale.

A volerla vedere in forma "dietrologica", potrei pensare che il Medale, dopo avermi visto abbacchiato come un agnello a Pasqua per aver dovuto rinunciare causa influenza alla Medalata di poco più di un mese fa con gli amici di Planet Mountain, abbia ben pensato di "ripagarmi" almeno in parte, offrendomi una meravigliosa giornata sul suo satellite Antimedale.

Era un po' che con Davide volevamo ripetere qualcosa di piacevole, magari non troppo impegnativo, ma appagante, gioioso, allegro. Avevamo ancora in mente il piacere della salita al Torrione Magnaghi in una magnifica giornata, addirittura calda... Al telefono, il giorno prima, le solite schermaglie: "Va bene, dai, navighiamo a vista... Ci si trova a Lecco, si beve il caffè e poi si decide all'ultimo momento...". Il "trovarsi a Lecco" è indice del periodo autunnale o invernale... Fosse stata primavera o estate l'appuntamento sarebbe stato direttamente a Ballabio...

Il giorno dopo, di buon mattino, confortato dalle previsioni che danno giornata buona e cielo terso, miì sveglio presto, senza esagerare, e sempre senza esagerare faccio colazione, un paio di abluzioni, qualche altra pratica tipicamente mattutina e poi via, solita strada... Tangenziale, Cinisello, Monza, Lissone, Carate... Arrivo a Lecco senza problemi, esco all'uscita del Manzoni e mi porto al solito Bar, freqeuntato al mattino, tra l'altro, da molti alpinisti che qui si danno appuntamento. Anche le tradizioni hanno il loro peso.

Per strada, osservando le silhouettes favolose delle Grigne e del Medale con i colori dell'alba, pensavo a cosa proporre al Davide... Da ottobre mi era ancora rimasta nella gola la lisca della mancata realizzazione della Cassin al Medale, ma con l'influenza non si può fare nulla. In una giornata così bella, la gita doveva avere un qualcosa di completo... Una bella linea, bella esposizione e magari, perché no, qualcosa di "storico", di signfiicativo...

Da tempo avevamo nel mirino la Via Chiappa all'Antimedale. I numeri non dicono molto, anche se la presentano bene. 220 m. di sviluppo, D, V e V+, 1 p. VI-. V+ obbligatorio. Gradi "bassi" per i canoni dei climbers moderni abituati a difficoltà maggiori e protezioni ascellari, ma pur sempre una sana via di V con protezioni non troppo vicine per chi ama le salite classiche. In più, una via aperta dal mitico e purtroppo troppo presto defunto Daniele Chiappa, Ciapìn, grande alpinista, motore del Soccorso Alpino per anni, scrittore e quant'altro... Una di quelle figure che identifichi immediatamente con la Montagna...

Poter fare, a dicembre, il fatidico "passo" e "alzare il grado" su una via "mitica" di un alpinista "mitico", beh, sarebbe stato il massimo... Sì, per me sarebbe stato un "alzare il grado", perché, da quando ho ricominciato ad andare per monti, è solo un anno o poco più che ho rimesso le mani sulla roccia "comme il faut", con corda, dadi e cordini... Ho iniziato con vie relativamente facili ed adesso, piano piano, sto reiniziando a tornare su gradi un po' meno bassi... Con notevole soddisfazione. Non che il grado sia tutto... Ma poter fare tranquillamente passaggi di V e qualcosina in più permette di seguire più linee che a fare solo il III od il IV... In più, oggi avrei avuto una sorta di autobenedizione, ripecorrendo un itinerario che mi avrebbe permesso di mandare un silente saluto alla figura del grande Ciapìn...

A Lecco, arietta "frizzantina", incontro con Davide, quattro ciàcole davanti al caffè e poi dritti a Rancio. Per metterci d'accordo ed andare dritti alla Chiappa è bastato molto meno di un caffè... Allegri, partiamo, dopo aver lasciato la macchina al parcheggio e, ancoia intabarrati, risaliamo il noto sentiero che accompagna verso le vie e la ferrata. Arriviamo rapidi sotto al conoide di detriti che accompagna alle pareti dell'Antimedale e cominciamo la lenta risalita, allegri. La giornata è favolosa e, una volta arrivato il sole, diventa quasi caldo...

Arriviamo all'attacco e troviamo un gruppo di cinque baldi ragazzotti sulla sessantina, allegri e ciarlieri. Due vanno a farsi Frecce Perdute e gli altri tre la Chiappa e stanno già partendo. La temperatura è già ottimale... Mentre anche il terzo sale, noi ci stiamo ancora preparando tranquilli.

Arriva presto il momento della calma (i baldi giovanotti vanno come treni) e Davide, dato il "5" di prammatica, parte tranquillo... Piccola parentesi: tra me e Davide, generalmente, esiste una sorta di sfida a chi riesce a perdere la via evidente più velocmeente dell'altro. Anche in questa occasione Davide non si smentisce... Prende una placca, bofonchia qualcosa del tipo "non mi ricordo più se dritto o a destra.." e poi prosegue, seguendo ovviamente la linea dell'Altra Chiappa. Poco male, in questo modo, per i primi due tiri, invece di seguire una linea di III e IV, ne seguiamo una più diretta di IV+ e un po' di V... Tutto riscaldamento (tanto la linea della via è chiara, lo strapiombo a cui arrivare è evidente come non mai e la via non è proprio obbligata).

Mentre Davide sta arrivando alla sosta, arrivano tranquilli due ragazzi, evidentemente interessati a questo settore della parete. Ci salutiamo ed uno, osservatomi, mi sorride dicendo "Tu sei Arterio Lupin, vero? Ho riconosciuto il caschetto..."... Giogalimba di PlanetMountain, si presenta. Mi viene da ridere, potere del mio caschetto grigio metallizzato (con ABS, ESP e Navigatore di serie, aggiungo sempre io a chi mi canzona - cioè tutti - parlando del mio caschetto).

Risalgo il primo tiro, un po' contratto per i primi metri, poi, una volta presa confidenza con quella fantastica roccia, avviene il miracolo... Comincio ad alzarmi e muovermi con una facilità estrema, divertendomi come un matto...

Davide riparte e con il secondo tiro (anche in questo caso seguendo l'Altra Chiappa) arriviamo alla sosta sotto lo strapiombo, alla cui destra, evidenti, cominciano i diedri, invitanti. Risalgo la lunghezza quasi godendo, la roccia è favolosa e la linea piacevolissima. Non sento il V, anzi... Mi sto godendo la salita ... Oltretutto la temperatura è ideale, fa quasi caldo e ad arrampicare si suda.

Il terzo tiro è favoloso, diedrini e una sorta di canalino fino alla sosta. Un tiro lungo, sostenuto, con molto V- ed un po' di V, sul quale divertirsi davvero. Bello, aereo, avvincente, il più sostenuto della via e, forse, anche il più fotogenico. Lo risalgo divertendomi un casino, peggio dei bambini. Non ci sono passaggi faticosi o di forza, ma solo tecnici ed aerei... Una vera goduria.

Il quarto tiro - viene deciso di comune accordo - verrà spezzato: un primo tirello fin sopra il diedrozzo ed il canalino fino a sotto il tetto e un tiro "quattrobarrauno" in traverso fino al tiro chiave, il quinto.

Davide risale allegro il diedro di V pieno, tecnico, ma non faticoso, anche se un minimo atletico verso la fine qualora si tenda a stare poco in spaccata... A salirlo con buona tecnica, invece, appoggi ed appigli non mancano. Gradevolissimo, a circa metà, risalire una placca lavorando di aderenza con le scarpette....

Alla sosta (in comune con la Via degli Istruttori), arrivano i due Altrachiappisti, con i quali facciamo quattro chiacchiere. Ovviamente esordiscono dicendo "ma avete fatto una variante alla partenza, vero?". Io, altrettanto ovviamente, per non ammettere che avevamo cannato la partenza, mi sono limitato a dire "sapete com'è, facendo così la linea è più diritta...". Sorrisino di complicità (hanno sicuramente capito tutto) e poi traverso. Il traverso non è difficile, IV con un bel passaggetto di V- in esposizione alla fine, aderenza... Ringraziamo le scarpette del Grip (le BAT sono favolose) e arriviamo in sosta.

Il quinto tiro è definito il tiro chiave, per via di un tot di V+ e di un passaggetto di VI-. La via è estremamente evidente ed è ben assicurata con pochi resinati proprio lì dove serve. Davide risale e, dopo aver ravanato un minimo sulla fessura-diedro strapiombante, traversa ed arriva in sosta. Mi dice di risalire: il primo tratto, tutto di V, passa tranquillo. Si arriva sotto la fessura strapiombante, dove, infilando le mani nella fessura e spaccando, si sale senza particolari problemi... Per passare il tratto di VI-, alzandosi, si trova un buon appiglio (un po' lisciato) per la destra e, poi, a sinitra, nascosta, una ottima maniglia... Maniglia che, al primo tentativo, proprio non riesco a trovare. Provo, riprovo... Ma non la vedo e non la trovo. Dopo due tentativi ed altrettanti brasamenti di avambraccio, mi rompo e mungo brutalmente il rinvio per andare a vedere... Ma porca vacca, eccola lì... Ridiscendo di un passo, faccio svanire il rinvio, afferro i due appiglioni e mi rialzo...
Il passaggio, però, non è finito e bisogna portarsi in bella esposizione verso una fessurina superficiale che accompagna ad una pianta, verso destra. Anche qui c'è del sano V+, con insana erba a rendere il tutto più pepato... Ancora un po' d'attenzione e poi in traverso ascendente, sempre con difficoltà sul V, alla sosta.

Altre chiacchierate tra me e Davide, che subito parte per il sesto e ultimo tirello, una traversata a sinistra di qualche metro per poi salire lungo fessure tendendo poi all'uscita, evidente e visibile a sinistra. Davide traversa tenendosi alto, ravanando un pochetto... Poi afferra il labbro della prima fessura e parte in quarta. Esce presto, rinvia la sosta e percorre anche gli ultimi venti metri fino alla catena del sentiero di discesa. Mi arriva il fatidico urlo "Quando vuoi!" e parto... Mi ricordavo i consigli della relazione e provo a fare il traverso in discesa per quel paio di metri che serve, un V- delicato in discesa, a prendere una piccola cengia da dove parte il sistena di fessure che porta all'uscita. Il V- dura alcuni metri anche in salita, poi diventa IV per finire, traversando a sinistra, con un III+/IV- molto delicato (la roccia è a scaglie che non aspettano altro che poter cadere... Delicato, fare attenzione).

All'uscita, ci si titrova sul sentiero di discesa dall'Antimedale, un sentiero attrezzato che per gli amanti delle ferrate sarebbe da considerare "difficile", con vari punti da aderenza ed un tratto strapiombante. Il sentiero coincide con quello della Val Nera, che porta fino sulla cima del Medale, ma che sconsiglio ai semplici escursionisti per via dei numerosi tratti privi di attrezzature esposti e per la gran quantità di sassi pronti a cadere che andrebbero a creare pericolo per i moltissimi alpinisti che si divertono su quella meravigliosa parete.

Io e Davide possiamo finalmente cambiarci le scarpe, togliere gli strumenti di tortura e infilare quelle da approccio. Dopo una rapida sosta, iniziamo a scendere. Il sentiero è davvero scivoloso ed esposto, anche se attrezzato con purtroppo orride catene nei tratti più "problematici". In breve scendiamo la Val Nera e torniamo agli zaini... Osserviamo una coppia che sta facendo numeri sui monotiri vicini a Frecce Perdute e, in alto, i due ragazzi alle prese con gli ultimi due tiri de "L'Altra Chiappa".

Tra una pacca sulla spalla e l'altra, ormai sono le 13 passate, dopo aver fatto fotografie e chiacchierate, telefoniamo al buon Luigi "Slowrun"... Gli comunico il mio avvenuto "Battesimo dell'Antimedale" e ci diamo appuntamento in centro e Lecco per la birra. Con calma, gustandoci i colori favolosi dei monti del Lecchese, scendiamo al parcheggio al cimitero di Rancio e, con calma, ci trasferiamo verso Castelllo... Luigi ci mostra un bar davvero carino, ben arredato, e qui andiamo a farci la birra doverosa di fine salita... Beh, Luigi non lo sapeva, però, chiacchierando con i gestori - che sentono il mio accento chiaramente non Lumbard ed ai quali orgogliosamente avevo detto "Son veneto".- vengo a sapere che il gestore è da... Jesolo!!!
Ovviamente facciamo il giro delle conoscenze e degli amici comuni, dopodiché, tra gli sfottò di Davide e Luigi, ci accomiatiamo con un sano arrivederci a presto!

Degno finale di una giornata favolosa, che per me ha segnato la prima salita alpinistica sull'Antimedale ed ha ulteriormente cementato l'amicizia con Davide e Luigi! Un ulteriore regalo del Gruppo delle Grigne, che a metà dicembre ha saputo fare un regalo davvero favoloso a noi, poveri amanti delle stesse...

A presto, Lecchese, sei la mia nuova patria... (Lo so che l'ho detto a molte zone montuose, ma che ci posso fare.. A me le montagne belle piacciono e mi ci sento presto a casa mia... Soprattutto se l'ambiente "umano" che le circonda è strettamente legato alle montagne ed a quello che queste significano... E per il Lecchese è così!).

lunedì 30 novembre 2009

SPIGOLO MIR AL TORRIONE PERTUSIO,UN ALTRO REGALO DELLA GRIGNETTA


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Grigna Meridionale
Torrione Pertusio
Spigolo Mir
(D-, IV+, pp. V e VI-, V obbl.)

Sabato 28 novembre 2009



Non pago del meraviglioso regalo della Grignetta della settimana scorsa sul Primo Magnaghi, ci ritento anche questa settimana: il meteo dà tempo davvero bello per sabato e riesco a mettermi d'accordo con Luigi e Daniele, grandi conoscitori della Grignetta (e non solo, dato il loro curriculum alpinistico di livello eccelso) e grandi amanti della "Montagna da gustare".

Ci accordiamo per trovarci a Lecco alle 7.30, un orario, di questa stagione, in cui albeggia e si passa dalle tenebre alla luce. Passo a recuperare Luigi Slowrun a Lecco e ci dirigiamo allegri verso il Bar dove abbiamo dato appuntamento al Crodaiolo (Daniele). Questi arriva, col suo solito sguardo da incallito Peter Pan dei Monti, assieme nientemeno che a Giuliano Uboldi, vecchio camoscio delle Alpi, persona cui dobbiamo numerose prime in Medale, in Dolomiti, nel Salbitschijen...

Si formano così due cordate, composte da tre alpinisti di livello ed uno (il sottoscritto) che di livello ha solo l'amore per la montagna... Il punto è semplice: dove andiamo a fare "quattro passi"?
Il Crodaiolo, lievemente maniacale, tenderebbe a proporre subito il Medale, ma, dato che ormai la giornata si stava mostrando in tutto il suo splendore, si becca un grugnito da parte mia "Con una giornata così si va in Grigna!!!"... Luigi e Giuliano acconsentono subito e Daniele, tutto sommato, è d'accordo...

Rapidi risaliamo i tornanti che portano ai Resinelli e, in breve ma senza fretta, arriviamo al parcheggio. Dritti dentro al bosco, dove, dopo una piccola serie di pause che per decenza definirò tecniche, decidiamo di comune accordo (nel senso che mi volevano fare felice) di andare al Torrione Pertusio, per fare lo Spigolo Mir.

Piccola parentesi personalissima...
Anni fa, nel 2006, quando, per la prima volta, ero salito in Grignetta al Rosalba per la Direttissima, scendendo per il sentiero delle Foppe avevo notato subito quella meraviglia di spigolotto che ci si trova di fronte, che quasi si arriva a toccare scendendo o salendo da quel sentiero. Poi, una volta ripreso ad andare in montagna, quando ormai avevo iniziato a conoscere qualcosina di Grigna e Grignetta, più di una volta avevo osservato la bellezza di quel Torrione, l'arditezza di quello spigolo... Più di una volta mi ero chiesto "bah, IV e IV+ pressoché continui, 1 passaggio di VI-, un paio di passaggi attorno al V... Ce la farò mai?". Era entrato di prepotenza nei miei desideri, nella lista dei desiderata, nella Wunschliste... Chiamatela come cavolo vi pare... Il fatto è che già da tempo avevo detto tanto a Luigi che a Daniele che quello Spigolo rientrava nei miei desideri...

Torniamo a sabato...

Ce la prendiamo con estrema calma... Lungo il sentiero, il blu cobalto di una giornata assolutamente perfetta ed i colori dell'autunno avanzato, con gli alberi ormai del tutto spogli, ci offrono ad ogni passo visuali e prospettive sempre nuove e sempre belle per gente che non è mai sazia di osservare gli "oggetti" del proprio amore, che, non casualmente, portano spesso, per fortuna, nomi di donna. Ad un osservatore esterno sembreranno forse strane le discussioni tra i vari Luigi, Giuliano e Daniele del tipo "Ma la Costanza quante volte te la sei fatta?"."E la Giulia? Da davanti e da dietro?" Tranquilli, stanno solo parlando della Torre Costanza e della Punta Giulia... Mentre loro discutono se vale più la pena farsi la Costanza da davanti o da dietro, si erge in tutta la sua magnificenza la Cecilia, torre che mi si è concessa quest'estate, con enorme gioia...

Continuiamo a salire, in fin dei conti andiamo al Torrione del Pertusio e, se l'etimologia non mi fa difetto, anche qui si arriva a parlare di pertugi e, per i maliziosi, il piatto è servito.

Giuliano ne ha mille da raccontare e non è uno che si tiri indietro, anzi. Estremamente comunicativo senza mai essere pesante, ama le battute e sa prendersi in giro a dovere. Un vero compagnone, oltre che un grande alpinista. Unito a Daniele e Luigi, si ottiene un cocktail favoloso!

Arriviamo senza fretta alla base, ormai fa addirittura caldo e siamo in maglietta tutti e quattro. All'attacco notiamo qualche nube, mandata probabilmente dall'APT locale tanto per fare un po' "ambiente grignesco" secondo la migliore tradizione e secondo lo stereotipo che vuole le guglie della Grigna immerse in una foschia che le rende ancor più dantesche...

Facciamo salire per primi Daniele e Giuliano, poi seguiremo Luigi ed io (a chiudere indegnamente le due cordate). Lo spigolo si può salire in quattro tiri, ma, giustamente a mio avviso, Daniele e Luigi decidono di unificare i primi due, ottenendo un bel primo tirone davvero estetico e continuo.
Non ci facciamo mancare qualche fotarella e, soprattutto, molte battute e battutacce, mentre il buon Daniele, com'è sua abitudine, fischietta allegro.
Mentre Luigi è ormai arrivato in sosta e si appresta a farmi partire e mentre, contemporaneamente, Daniele è già partito per il secondo tiro, sopra di noi volteggia un rapace semplicemente favoloso, forse un poianone o un falco... Non sono in grado di dirlo con precisione, so solo che era maestoso...

La giornata, nel frattempo, è ulteriormente migliorata... Un paio di folate di vento e la foschia è svanita... Sole e visuale perfetta e favolosa. Si arrampica al caldo...

Risalgo il primo tiro (o i primi due, vedete voi) in allegria: è un susseguirsi di quarto e quarto più continuo, bello, aereo e vario, spesso tecnico. Poco dopo la metà, un tratto presenta una roccia un po' strana, sembrano quasi conglomerati, che a prima vista danno poca sicurezza, ma è solo impressione... Un canalino-diedro un po' più impegnativo mi accompagna con alcuni passaggi tecnici e davvero belli alla sosta, su di uno spuntone in bella esposizione ed altamente fotogenico.

L'inizio del secondo tiro è decisamente esaltante e presenta subito il "passaggio chiave" della via, un diedrino appoggiato ma liscio, che inizia con un tratto un po' strapiombante Daniele e Giuliano sono già avanti, Luigi parte con calma, si lascia osservare da me che studio i passaggi e poi continua. Dopo il diedrino, si sale per salti verso uno strapiombino da passare a destra per poi prendere una serie di saltini e fessure superficiali che portano, spostandosi verso sinistra, alla sosta.

Dalle relazioni, capisco che il diedro può essere affrontato direttamente dalla sosta lungo il bordo destro, oppure entrando in profondità nel diedro stesso... Vedo bene l'appiglione risoutore, ma è troppo in alto per me, con un allungo non ce la farei mai... Decido di provare ad azzerare, ma, appena afferrato il rinvio, non mi convince... Non posso fermarmi così...
Torno in sosta, rifiato, osservo... Trovo un appiglietto per la destra, spacco a sinistra verso il fondo del diedro, mi incastro un po', risalgo quei due passi che mi servono, poi, sfruttando un paio di ottime lame, mi alzo e con la destra arrivo all'appiglione. Mi alzo e poi è di nuovo quarto...
Sarà, io il VI- non l'ho visto. Luigi mi conferma, come anche Giuliano, che è un V abbondante, ma nulla di più, mentre Daniele mi dice, per pignoleria, che,a volerla vedere fino in fondo, VI- è da considerarsi il primo passaggio per alzarsi o spostarsi... Se è così, allora è davvero UN SOLO PASSO... In ogni caso delizioso.

Proseguo. I saltini e la via sono evidenti... Ci si porta fino sotto ad uno strapiombetto, sul cui bordo c'è un chiodo. Lo si deve aggirare verso destra, con un'ampia spaccata. Giuliano poi mi conferma che è una "raddrizzata" della richiodatura recente, mentre prima passava direttamente a destra, per una sorta di canalino un po' marciotto. In ogni caso, anche qui, siamo al limite inferiore del V grado, poi di nuovo saltini di IV e IV+, davvero belli, fino ad una sorta di fessura che accompagna, spaccando a sinistra, alla sosta.

L'ultimo tiro è semplicemente una favola: finalmente si capisce di essere su uno spigolo: si sale dapprima una bella fessura e poi, per successive fessure, lame, un caminetto superficiale, con passaggi costanti di IV+, in bella esposizione ed arrampicata sempre elegante, si arriva all'ultima sosta, poco sotto la vetta vera e propria.
All'altezza di una sorta di caminetto sueprficiale, decido di salire un po' a sinistra, sfruttando due lame, una per il braccio destro ed una per il sinistro, che mi permettono di salire usando l'aderenza delel scarpette su un calcare favoloso, in totale esposizione. La difficoltà sono appena superiori, forse un passaggio di V-, ma semplicemente esaltante.
Usciti dallo spigolo, pochi passi su gradoni elementari e si raggiunge la sosta, dove Luigi vuole che vada avanti io per i pochi metri che ci separano dalla cima vera e propria. Il solito signore...

Arrivati alla cima, la classica stretta di mano, un sorriso, poi a respirare ed osservare panorami mozzafiato, sempre belli per quanto li si conosca...

Cambio di scarpe e giù per un perfido canalino, semplicissimo (un paio di passaggi di I grado), ma reso fastidioso dalla fanghiglias (è pur sempre novembre, capperi!).

Torniamo alla base ed agli zaini mentre Daniele e Giuliano decidono di andare a farsi anche la Santo Domingo. Io sono soddisfatto e vedo che Luigi vorrebbe andare a provare la variante Capitoli... Mi chiede se voglio salire per la Santo Domingo. Ringrazio e declino. Ci portiamo qualche metro a sinistra e mi piazzo, seduto, a far sicura a Luiigi che va a fare qualche evoluzione sulla Variante Capitoli, fermandosi solo sotto ad un tetto che valuterà poi di 6c...
Un paio di manovre di sicurezza e poi mi arriva l'ordine "Calami!". Lo faccio arrivare a terra e ci spostiamo sulla piazzuola presente sul sentiero, alla base del Torrione, vicino a due spuntoni fotogenicissimi...

Ci ritroviamo tutti e quattro, allegri, ciarlieri, contenti. Mangiucchiamo qualcosina, bevicchiamo e poi, calmi come per la salita, scendiamo, raccontandocela peggio di quando le signore vanno dalla parrucchiera...

Non siamo ancora sazi di panorami, osserviamo ogni singola guglia, ogni torrione, osserviamo le possibili linee di via classiche, di quelle dimenticate o poco note e di quelle possibili...

La giusta conclusione è, secondo la miglior tradizione, pizza e birra "dalla Cornelia".

Una giornata favolosa, suggellata con una serie di strette di mano vere, sincere e con quel saluto "arrivederci a presto" che lascia tanto ben sperare.

Una giornata per la quale, mentre io ringrazio i tre amici che mi hanno fatto vivere così intensamente quelle ore grignesche, tutti e quattro ci siamo trovati a ringraziare Sorella Grignetta, sempre pronta a concedere simili regali a chi mostra di apprezzarla davvero ed in ogni aspetto, dal sentiero all'arrampicata, con o senza neve, o anche solo per guardrla e mandarle un tacito quanto esplicito " a presto, vengo a trovarti appena posso".
La Grigna non è assassina...
La Grigna ti prende come una malattia dell'anima, una di quelle malattie che speri sempre non passi mai...
Un microcosmo cangiante, sempre nuovo nella sua apparente staticità.
Un coacervo meravigliosamente laocoontico di bellezze naturali ed alpinistiche, di storia e di aneddoti...

A presto, Sentinella della Guerriera Bella e Senza Amore.