Il Blog dei Bradipi di Montagna

Benvenuti nel Blog dei Bradipi di Montagna.
Un punto di incontro per un gruppo di amici che "degustano" la montagna dalle escursioni alle ferrate, dalle arrampicate all'alta montagna,
dalle ciaspole allo sci-alpinismo...

Lenti come bradipi per poter gustare al meglio, in sicurezza, quanto la montagna può offrire a chi sa osservare e gustare.
Riflessioni, foto, rimandi a fotoalbum, link a siti utili...
Con le montagne sullo sfondo.

Buone Montagne a tutti

domenica 2 agosto 2009

CALCARE SU GRANITO: IL PIZZO BADILE CAMUNO


- Clicca sul titolo per andare al fotoalbum -






Pizzo Badile Camuno
01 agosto 2009





Ci sono, lo ripeto spesso, cime che colpiscono più di altre per la loro particolare posizione e per quelle forme che le rendono così particolarmente riconoscibili anche da molto lontano.
Una di queste, sicuramente, è il Pizzo Badile Camuno, elegante pala di calcare adagiata su uno zoccolo di tonalite dell'Adamello, gruppo della quale questa montagna fa parte, quasi una sorta di sentinella sud-occidentale del Gruppo.

Mi era capitato spesso di osservarla, quando, ormai quattro anni fa, avevo iniziato a girare la Lombardia e la Val Camonica in particolare, una valle della quale molto avevo sentito, ma ben poco avevo visto di persona....
Ricordo, in particolare, una gita al Tonale, la mia prima salita fin su, con la funivia... La fuga, precipitosa, per la presenza di troppe persone ed un rifugista che a quasi tremila metri aveva fatto partire a tutto volume musica da discoteca... Ricordo il fastidio e la decisione di tornarmene a valle, quasi schifato...
Tornando, ricordo perfettamente poco dopo Edolo un'ottima panetteria dove ci siamo riforniti di ottime Spongade alla crema e poi, all'apertura della valle, la visione, magnifica, di questa montagna, isolata, altera nonostante fosse mille metri più bassa del vicino Adamello...

Per lungo tempo, poi, avevo cercato informazioni su quella stupenda montagna, così cangiante, che a tratti sembrava essere aguzza ed in altri momenti, invece, rendeva appieno giustizia al nome impostole di "Badile".
Girovagando in rete, trovo che la salita sembra essere facile, anche se fisicamente impegnativa... Una ferratina breve con un attacco lungo...

Poi il tempo è passato e, nonostante fossimo riusciti ad organizzare varie uscite, non eravamo mai riusciti a salire sul Badile Camuno. Questo fino ad agosto 2009...

Torno dalla Corsica, ho qualche giorno libero prima di tornare a Jesolo e mi trovo in Lombardia...
Un rapido giro di mail e telefonate e, finalmente, pare essere arrivato il giorno giusto: si sale al Pizzo Badile Camuno!

Mi trovo di buon mattino vicino ad Iseo con l'ottimo Velio, o Velfer che dir si voglia, e con molta calma partiamo per Cimbergo, in alta Val Camonica, da dove prenderemo la stradina che porta quasi al rifugio de Marie al Volano. Lì ci saremmo incontrati con gli altri.
La strada, di mattino, scorre veloce, senza problemi. Arriviamo a Cimbergo e saliamo. A parte un paio di deviazioni, troviamo quasi subito la stradina, arriviamo per una sterrata con qualche buca al parcheggio e prendiamo la continuazione della stradina, asfaltata, giungendo in pochi minuti alla Conca del Volano ed al rifugio, dove ci gustiamo un meritato caffè...

Poco dopo, pimpanti, arrivano Riccardo, Eva, Daniele ed Alessio. Saluti, convenevoli di turno e poi via, tranquilli ed allegri. La giornata si preannuncia tranquilla, nonostante il cielo un po' velato.

Il sentiero mostra subito la sua classe... Sale lungamente per un ripido costone più fangoso che erboso, presentando anche alcuni tratti in cui mettere le mani è d'obbligo... Ciò che disturba di più sono i numerosi tratti bagnati su erba e fango che costringono alla massima attenzione, ma procediamo spediti e ci alziamo piuttosto rapidamente.
Dopo un'oretta abbondante, usciamo dal bosco e ci troviamo su un costone di tonalite semplicemente delizioso, soprattutto dal punto di vista panoramico sulla sottostante Conca del Volano. Il sentiero prosegue in costa fino ad una placconata, attrezzata con catena, un po'friabilina...

Alessio, nel frattempo, sta già iniziando a pagare pegno per la lunga inattività cui si è trovato suo malgrado costretto... Infatti, poco prima della placca, voltandoci per "contarci"; notiamo che manca... Il buon bradipo scaligero, infatti, aveva preso un'altra traccia e stava andando in tutt'altra direzione... Scherzi della stanchezza. Riportatolo sulla retta via, continuiamo, non senza qualche presa per i fondelli.

Dopo la placca, il sentiero risale, cambiando versante, in cresta, fino ad una prima forcelletta, per poi traversare, sempre in salita, fino all'inizio della Fasa, la Fascia che cinge la cuspide terminale, la Pala del Pizzo Badile Camuno. Il sentiero non è difficile, ma la stanchezza può giocare brutti scherzi e, tanto per gradire, salgono le nuvole e ben presto ci troviamo immersi in una magnifica coltre di vapore bianco...

Dalla Fasa, in pochissimi minuti, per un sentiero facile ma esposto, arriviamo all'inizio del tratto attrezzato finale. Aspettiamo un po' che arrivi Alessio, che sta pagando semrpe più pegno ed arriva all'attacco in chiaro debito. Testardo e deciso, comunque, non molla e decide di salire!

La ferrata è semplice, tranquilla, evidente e logica. In poco più di mezz'ora arriviamo, in mezzo alle nebbie delle nuvole e dei vapori, sulla cima, dove possiamo solo immaginare i panorami promessi...
Fotografie, sigarettine di vetta, frizzi e lazzi, quattro ciacole come si deve...
Nel frattempo, ormai quasi devastato, Alessio riesce a raggiungere la vetta con fare decisamente stoico...
Siamo però un po' in ritardo sui tempi e decidiamo di scendere...

La discesa, ovviamente, diventa un supplizio per il buon Alessio. Per quanto la discesa dalla ferrata non presenti gravi problemi e tanto meno la Fasa o la discesa fino alla placca attrezzata, il tratto successivo, ripido, fangoso e scivoloso, diventa un calvario...

Poco oltre l'altra placchetta, in discesa, in vista dell'ultimo tratto di sentiero, io e Velio, a causa degli impegni, dobbiamo salutare la comitiva, anche se a malincuore...
Ci tuffiamo a tremila all'ora per il sentiero e ci lanciamo al rifugio. Qui, in fretta, trangugiamo una megabirrazza e ripartiamo subito per le rispettive abitazioni.

Per Alessio, ottimamente seguito da Daniele, Eva e Riccardo, invece, il rientro sarà un calvario: il rifugio viene visto come l'apparizione della Madonna ed il buon Ale si stende devastato, proprio nel senso di stendersi a terra, davanti allo stesso per bere qualcosa e tirarsi su prima di tornare nel Veronese.,..

Al telefono, poi, per rassicurarmi, una volta arrivato a casa, mi confessa di aver visto tutti i Santi...

Il ritorno in auto coinciderà con una sana mangiata ad Iseo per Eva, Daniele e Riccardo, mentre, per me, Velio ed Alessio si limiterà a segnare il rientro alle rispettive mogli ed abitazioni.

Nonostante la piccola disfatta alle gambe di Alessio, che, comunque, stoicamente e volitivamente è arrivato fino in cima, il Pizzo Badile Camuno ha mantenuto quasi tutte le sue promesse: un sano milledue di dislivello, tonalite fino alla Fasa, calcare dopo... Sentieri belli ripidi e una sana ferratina camuna... Una domenica deliziosa, anche per chi è tornato a casa devastato... Devastato sì, ma felice di aver conosciuto e abbracciato una montagna simbolo di una vallata e di sicura soddisfazione per l'escursionista.

Per quanto riguarda me, resta la gran felicità per questa giornata di montagna con gli amici Bradipi Storici (Ale, Dan, Eva) e con gli ottimi Ric e Velio, sinceri innamorati della montagna!

A tutti loro ed al Pizzo il mio grazie ed un vero e sincero "alla prossima"!











sabato 11 luglio 2009

Lo ZUCCONE CAMPELLI, SENSAZIONI DOLOMITICHE BARZIESI



- clicca sul titolo per andare al fotoalbum -

Zuccone Campelli
Coldere - Cengia del Barbisino - Ferrata Mario Minonzio - Sentiero degli Stradini


E' venerdì sera. Domenica riparto da Milano, dove sono appena tornato per il cambio di valigie, in direzione Corsica. L'occasione è troppo ghiotta... Il tempo sembra permettere una gitarella e, dopo un dieci giorni dedicati alla Laguna ed alla pesca, una sana passeggiata mi potrebbe aiutare a perdere un po' della "panza" degna di un rospo accumulata durante gli ozi lagunari...

Tempo fa, in occasione di una bella uscita sulla Cresta Sinigaglia, si era parlato con Andrea e Stefano della possibilità di andare a fare la Mario Minonzio, che loro ancora non hanno fatto. Una telefonata ed è organizzato il tutto.
A dire il vero, la mia proposta era - al solito - più complessa, ovvero ferrata CAI Barzio allo Zucco di Pesciola e discesa per la Minonzio. Stefano, però, previdente (ormai mi conosce), mi "esorta" a fare "solo" la Minonzio.

E' sabato mattina, sono le 7.00 e davanti al portone di casa compare l'automobile del duo Andrea-Stefano. Saluti, domande id prammatica e partenza in direzione Barzio. Il traffico ci assiste e ben presto parcheggiamo e ci dirigiamo a far colazione al baretto sotto la cabinovia.

Alle 8.30 circa la cabinovia ci carica e verso le nove meno qualcosa partiamo. Decidiamo di andare a prendere la ferrata salendo per le Coldere. Ovviamente, allo scopo di "tagliare", perdo subito il segnavia (complice anche il sonno mattutino), ma lo ritroviamo quasi subito. Di buon passo arriviamo sulla cresta e - per curiosità - deicdiamo di andare a prendere la Cengia del Barbisino.

La Cengia è molto bella, panoramica, esposta ed aerea. E' però molto mal tenuta, in alcuni punti è franata ed in svariati punti "scabrosi" il cavo è saltato e si deve procedere con attenzione. In seguito, poi, si incontrano numerosi punti esposti pieni di erba scivolosissima cui fare molta attenzione.
Non ci facciamo intimorire, anzi... Sempre con gli occhi ben aperti, procediamo in direzione del canalino che dal Vallone dei Camosci porta all'attacco della ferrata Mario Minonzio. Il canalino non è difficile, ma scarica sassi a nastro. Ne sa qualcosa il buon Stefano che, più giovane die tre, si becca un bel sassotto in testa subito... Ne viene fuori un'eresia degna del sottoscritto (che ha la scusante di essere veneto) e, subito dopo, viene indossato il caschetto. Meglio...
Il canalino, dicevo, non è difficile. A stare al suo centro, anzi, sarebbe facile, ma è estremamente franoso. Una catena accompagna sulle rocce di sinistra, salendo, con difficoltà maggiori ma su roccia tutto sommato discreta...

Tra un'eresia ed una presa in giro, comunque, arriviamo abbastanza presto all'attacco della ferrata. Qui indossiamo gli imbraghi, ci prepariamo ed affrontiamo subito il primo passaggio, una paretina che sale quasi verticale da destra verso sinistra, con pochi appigli netti. Un paio di chiodi e di pediglie danno ulteriore ausilio. Un minimo di tecnica e si passa, senza danni o patemi d'animo.
La continuazione della ferrata è una vera goduria, anche se severa e mai banale: una serie di fessuroni e paretine collegate da cengie o sentierini, esposti, con visuali sempre più belle sulle montagne circostanti e sul sottostante Vallone dei Camosci.
Un paio di fessure particolarmente pepate (senza essere troppo difficili) portano ad una ripida discesa ad un profondo intaglio. La discesa è forse uno dei passaggi più fastidiosi dell'escursione e richiede un po' di tecnica per evitare di "ghisarsi" inutilmente le braccia. E', comunque, questione di non troppo tempo e ben presto si arriva alla parete ascendente verso destra che, dopo aver sfruttato una lama staccata sulla quale giocare prima in spaccata su un tratto decisamente verticale e poi di equilibrio sulla lama stessa, accompagna alla scaletta che immette l'escursionista sull'ultima parte della ferrata, composta da una lunga cengia esposta e panoramica, seguita da una fessura diedro con un attacco non proprio facilissimo e sul quale, per evitare la solita ghisata, è meglio saper sfruttare le conoscenze tecniche di progressione in roccia. Con un paio di spaccate si raggiungono ottimi appoggi per i piedi ed il passo iniziale è presto passato. Non resta che la continuazione del diedro-fessura che immette all'ultimo breve canalino franoso immediatamente sotto la vetta, ove padre e figlio si dedicano allo "sbrano del panozzo", mentre il sottoscritto si gode la sigaretta di vetta a debita distanza.

Per la discesa, decidiamo di scartare l'ipotesi canalone dei Camosci (poca voglia di rovinarsi le ginocchia) ed optiamo per la variante lunga ma tranquilla del sentiero normale unito a quello degli Stradini. Il sentiero normale scende dolcemente fino quasi al rifugio Cazzaniga. Poco prima di questo, si prende (ottime segnalazioni) il sentiero che procede verso il rifugio Lecco e, dopo un paio id risalite, ci si trova sul panoramico e simpatico sentiero attrezzato degli Stradini, anche questo iperattrezzato (è un sentiero molto frequentato), ma che presenta tutti i sengi dei danni provocati dall'invernata scorsa.. In più punti il sentiero è franato e occorre prestare un minimo d'attenzione. In ogni caso, abbastanza presto, ormai stanchi, raggiungiamo il rifugio Lecco, piuttosto affollato. Il cielo alterna squarci di sole a momenti in cui si abbassano nubi nerastre...

Dopo la birra di rito, decidiamo di scendere all'auto e tornare a Milano. Siamo stanchi, ma una volta di più la Dolomia del Lecchese, questi Monti Pallidi Lombardi, ci hanno fatto il regalo di una stupenda escursione in un ambiente decisamente dolomitico ed unico.

Un grazie ad Andrea e Stefano e, a chi legge questo post, buonissima estate, in vacanza o meno!!!

giovedì 2 luglio 2009

TORRE CECILIA: COME SBAGLIAR VIA ED ESSERE FELICI


- Clicca sul titolo per andare al fotoalbum -

Torre Cecilia
Grigna Meridionale

Via Mozzanica+Spigolo Crocetta

Mercoledì 1 luglio 2009


E' mercoledì, riesco - dopo una tipica serie di sfighe - a prendermi con i denti una giornata da dedicare alla Grignetta.
Il primo pensiero, da tempo, va alla Cresta Segantini. Il meteo, però, parla di nuvole in avvicinamento da Ovest...

Vabbe', riesco a mettermi d'accordo con Elio ed alle 6.30, assonnati ma allegri, stiamo partendo da Merate. Poco dopo le 7,30 siamo ai Resinelli. Un rapido controllo al materiale, alla relazione e via, direzione Cresta Segantini.

Saliamo dritti come fusi a prendere il Sentiero della Direttissima e, poco prima del Caminetto Pagani, veniamo accolti da un paio di giovani camosci che, allegramente, ci osservano e poi svaniscono, leggeri.

Il sole inizia abattere per bene sulle guglie e gugliette della Grigna... Risaliamo rapidi, veloci davvero e ci bruciamo il primo tratto attrezzato fino alle scale del Caminetto Pagani, che passiamo allegramente.
Proseguiamo rapidi, fino ad arrivare all'imbocco del Canale dell'Angelina, dove ci fermiamo ad osservare, alla nostra sinistra, la magnificenza del Gruppo del Fungo.

Decidiamo, poi, di proseguire lungo il Canalone di Val Tesa, che, pur veloce, mostra tutti i danni provocati dalla neve e i numerosi punti pronti a franare... Il processo di sgretolamento delle montagne di Dolomia è continuo... Però, finché non cadono, noi ce le godiamo.

Arriviamo rapidamente al Colle Valsecchi, in un'ora e mezzo. Qui siamo di fronte all'attacco della Cresta Segantini.. Ma non siamo soli. Arriva un tipico venticello da Ovest, proprio mentre siamo fermi ad osservare ammaliati la magnificenza eterna del Grignone...

Faccio il mio solito due più due ed osservo la marea di nuvole che arriva da Ovest...
Come già era capitato con Davide, è meglio telare. Partiamo diretti verso il Rosalba, che raggiungiamo piuttosto velocemente per il sentiero Cecilia.
Al Rosalba torviamo il Mauro che, al solito, ci accoglie a modo suo, con quattro chiacchiere.

Un sano caffè e poi via, decidiamo di salire alla Torre Cecilia per lo spigolo della Crocetta. In realtà, ho lasciato il liberocolo delle vie in auto, ma ho letot e riletto le relazioni e, tutto sommato, è anche bello andare a "cercarsi gli itinerari e sentire un po' di libertà...
Arrampicare è anche ricerca di libertà, ricerca dell'itinerario preferito, della linea da seguire, non una semplice sequenza di movimenti tra un ancoraggio e l'altro... Soprattutto in ambiente.

Risaliamo il breve canalone fino ad un punto in cui, all'ombra, lasciamo gli zaini. Miracoli della tecnica, se al Rosalba il cellulare non prende manco a bestemmiare, qui, invece, nel canalone, prende che è una meraviglia... Ne sa qualcosa Elio che, acvendo fatot una finta mostruosa per prendersi quelle ore, è subissato da chiamate di lavoro... Io lo ho silenziato e tanti saluti.

Imbragati e legati, controllato i rinvii ed i cordini, ci avviciniamo all'attacco, seguendo una cengia erbosa fino ad una sosta a fix molto evidente.
Elio, fresco di corso, è più legato a relazioni, fix, ancoraggi... E' anche più preoccupato. Gli ricordo che in zona ci sono un paio di vie (mi ricordavo della vi aMozzanica, ad un paio di metri dallo spigolo). Decide di salire da primo ed io, volentieri, lo lascio fare.
Gli pare che la linea migliore sia salire per una fessura camino a sinistra della sosta.
Parte, lo sento ravanare un po', poi mi arriva una frase sibillina: "Qui è un po' atletico, questo terzo più...".
La frase seguente è ovvia, per chi va in montagna:
"Ma sei sicuro che nella relazione si parli di terzo più?".

Arriva ad una sosta (che si crea lui) e mi dice di salire. Parto. L'inizio della fessura-camino, per quanto ben protetta dal fix, è realmente atletica e la continuazione, una fessura camino verticale, non "molla" per almeno una decina di metri verticali con appigli ed appoggi un po' consumati e non tropo abbondanti. Poco male, ci si diverte.
La relazione, però, mi ricordo bene che parlava di un primo strapiombetto e poi di cresta fino allo spigolo vero e proprio...
Comunque sia, usciti dalla fessura camino, ci torviamo di fronte allo spigolo vero e proprio, una goduria. Quasi verticale, abbondantemente ammanigliato ma mai banale, lo spigolo sale dritto e con fix lì dove vorresti averli fino ad una sorta di anticima che ti costringe a spaccare sull'ultimo torrione. Da qui, in un paio di metri, si raggiunge la vetta.

La vetta è una vera e propria sorpresa ideata dal creatore o da Chi per Lui ad immagine e gioia dell'Alpinista... Un prato di stelle alpine, una quantità incredibile...

Sulla cima, un sentierino va a sinistra. Non ci sono mai stato, ma ho letto e riletto che l'anello di calata è proprio lì... Elio è nervoso, ha un po' di paura che, non avendo relazioni cartacee, sia difficile scendere...
Lo guardo, sorrido, scendo id alcuni metri, traverso e arrivo all'anello di calata.
Rincuorato, brontolone come sempre e ormai ridotto a Peter Pan Lecchese-Brianzolo, arriva saltellando, pronto a metter ein atto tutte le tecniche di cui è felice portatore avendo appena terminato il Corso Roccia...
Si preoccupa perfino di avvisarmi che a camminare con le scarpette si può scivolare...
Un ragazzo delizioso, Elio, un vero Peter Pan della montagna. Un compagno di gite ed ascensioni da non perdere.

Preparo la doppia, ovviamente "stile anni '80". Elio attacca la solfa con tutti lgi accorgimenti che gli sono stait inculcati... Lo lascio parlare, bestemmio per inserire il perfido canapone nel secchiello, passo il Marchard e comincio a scendere...
La discesa è su una parete appoggiata e la corda per scorrere dev'essere "tirata" assieme ad una serie impressionanate id parolacce.
Arrivo al secondo anello di calata, dopo un 25 metri circa.
Passo la longe, mi metto in sicurezza e chiamo il buon Elio, il quale si prepara un apparato da discesa che potrebbe entrare nel manuale del perfetto arrampicatore in sicurezza.
Poi deve scendere e tirar parolacce anche lui.

Con la seconda calata arriviamo dritti dritti agli zaini ed al suo telefonino urlante...
Un apiccola bevuta, ci scambiamo un po' di impressioni sulla salita (davvero carina) ed i primi dubbi sull'itinerario seguito.
Poi, dritti al Rosalba per la prima birra... Quattro chiacchiere col Mauro ed i suoi ospiti e poi via, il cielo comincia a rannuvolarsi e dobbiamo scendere per la Direttissima per tornare all'auto.
Prendiamo il sentiero Giorgio, ancora malmesso dopo l'invernata e arriviamo abbastanza stanchi alla selletta di Val tesa, dove riprendiamo al Direttissima e giù, per le scalette ed i cavi proprio mentre arrivano potenti e roboanti i primi tuoni...

Ancora giù, non prima che io sia riuscito a dare una botta fantozziana al ginocchio sul sentiero e tirato giù tutti i santi del Paradiso (forse per quello tuonava...).
Arriviamo all'auto, con la quale raggiungiamo il 2184 ed andiamo a salutare Ercole per una birra e altre chiacchiere.

Ancora una volta la Grignetta ic ha voluto bene e ci ha permesso di divertirci.

Per quanto riguarda la via, in effetti, dopo aer ricontrollato e parlato con un paio di amici (Daniele il Crodaiolo e Luigi lo Slowrun, ottimi conoscitori delle guglie della Grignetta), mi rendo conto che non abbiamo seguito l'itinerario canonico dello Spigolo Crocetta: abbiamo seguito per il primo tiro la via di Mozzanica, che poi si ricongiunge allo Spigolo vero e proprio.
Su PM mi arrivano un paio di prese in giro, bonarie ed amichevoli...
In realtà, sono felicissimo di com'è adnata la gitarella: siamo saliti come volevamo, senza farci condizionare da vie, fix, spit e "costrizioni" che sia...
Siamo saliti lungo una delle linee che permettono di salire al Cecilia per lo Spigolo, e tanto basta.
Ci siamo divertiti tanto. Elio ha voluto e potuto metter ein atto quanto appreso tirando da primo e divertendosi.
Abbiamo sbagliato via? Forse...
Sicuramente non abbiamo sbagliato a salire qualle via in quel modo in quel giorno.
Siamo saliti, seguendo una linea che ci pareva giusta e ci siamo divertiti come bambini...
Per cui, allo Spigolo Crocetta canonico penseremo la prossima volta. Nel frattempo, ci godiamo il ricordo di una giornata rubata alla quotidianità ed alle rogne. Ci godiamo, una volta di più, la Grignetta che, sempre più, mi sta spiegando per qual motivo sia da considerare un "mondo" piuttosto che una semplice montagna...
Un mondo che presenta tutto e che offre tutto. Un mondo che può preparare ed allenare a qualsiasi tipo di montagna...
Un mondo che tornerò a gustarmi non appena possibile.

Dedichiamo la salita ed il nostro divertimento ad Eva ed Elisabetta, due nostre amiche che quasi contemporaneamente, in zone differenti, hanno deciso di provare l'ebbrezza del "farsi male" in montagna ed ora pagano il tutto con riposo forzato. E' andata bene così, poteva andar peggio. Alla vostra salute e ad una guarigione rapidissma sono dedicate la camminata, la scalata e soprattutto le due birre che io ed Elio ci siamo sparati voluttuosamente!

Buone Montagne