Il Blog dei Bradipi di Montagna

Benvenuti nel Blog dei Bradipi di Montagna.
Un punto di incontro per un gruppo di amici che "degustano" la montagna dalle escursioni alle ferrate, dalle arrampicate all'alta montagna,
dalle ciaspole allo sci-alpinismo...

Lenti come bradipi per poter gustare al meglio, in sicurezza, quanto la montagna può offrire a chi sa osservare e gustare.
Riflessioni, foto, rimandi a fotoalbum, link a siti utili...
Con le montagne sullo sfondo.

Buone Montagne a tutti

lunedì 29 marzo 2010

RESIDUATI BRADIPI AL MEDALE








Via Ferrata Alpini del Medale
Domenica 29 Marzo 2010






La programmata ferrata al Medale del 21 Marzo (per festeggiare la primavera...) è saltata causa meteo avverso, ed è stata rimandata a domenica 28, ma non solo il meteo ci mette lo zampino, e la compagnia perde pezzi, Ale non può, Stefano e suo padre hanno un inconveniente all'ultimo momento e per finire, proprio poche ore prima della partenza, il Luca-Arterio dà forfait. Se ci aggiungiamo che anche un nuovo entrato, Fitman68, scaglia l'appuntamento per il passaggio ora solare-ora legale, alla fine si ritrovano... I Fantastici Quattro, I Tre Moschettieri + D'Artagnan, insomma, mettetela come volete eravamo Riccardo, Velio, Claudione-Antico ed il sottoscritto MarcoDe.

Perché quest'ordine? Bè, primo senz'altro Ric perché era l'unico che non aveva ancora in carnet vie di questo livello di difficoltà, ma ne è uscito alla grande, da vero gigante. Secondo Velio, perché anche se è vero che l'aveva già percorsa, è salito con grande stile ed eleganza, superando agevolmente tutti i passaggi intricati che si incontravano. Claudio terzo perché anche se è partito per primo, è arrivato per primo, è salito con stile ed eleganza, ci ha aspettato quando restavamo indietro, sia nella ferrata, sia nell'avvicinamento, come anche nella discesa al rifugio, lui è bionico e quindi queste cose non fanno notizia. Io per ultimo perché un anno e mezzo di fermo si è fatto sentire, sia nei tratti ripidi dell'avvicinamento, sia sulla ferrata. E quando ci sono stati passaggi difficili da superare, la mancanza di potenza di spinta delle gambe non allenate, mi ha dato grattacapi.

Comunque, alla fine siamo arrivati in cima, godendoci una giornata splendida, sia per il meteo, sia per la reciproca compagnia, sia per la bellezza dell'itinerario.

Nella discesa verso il rifugio Piazza, luogo destinato al rifocillamento, non ci siamo persi, lo dichiaro apertamente, non ci siamo persi, non abbiamo girovagato sul fianco della montagna scendendo e salendo per un'ora cercando di capire se il rifugio fosse più in alto o più in basso, più a destra o più a sinistra, anche perché le indicazioni che ci venivano date dai pochi escursionisti incontrati risultavano contrastanti e soprattutto quando siamo arrivati al rifugio, non era già praticamente finito tutto il commestibile solido. No, tutto questo non è successo.

In compenso, per evitare rischi sul sentiero di rientro all'auto, chiediamo indicazione ai nostri vicini di tavolo e... una parola tira l'altra, da dove venite voi... ma conoscete un Luca che... e scopriamo, che non solo abbiamo mangiato vicino, ma siamo anche saliti dietro, ad un altro gruppetto (Giusy, Adriano e Claudio) che dovevamo incontrare, invitati da Luca, allora scendiamo alle auto con loro per un sentiero alternativo ripidissimo (vedi foto) e con un pezzetto attrezzato perché c'è una parete bella verticale da superare, ed andiamo in piazza a Laorca a finire la giornata con birretta e quattro chiacchiere. Anche loro si rivelano persone estremamente piacevoli, tanto che ci scappa addirittura l'invito a cena e, se non fosse stato che dovevo scendere a Bologna e recuperare la cagnetta, sarebbe davvero valsa la pena accettare.

Quindi, la solita conclusione: ottima giornata, ottima compagnia, bellissimo itinerario, in gloria ed onore dei bradipi tutti.

Galleria fotografica a:

http://www.equipefotostudio.it/Gallery/BradiMedale/index.html

Sorry, non mi riesce di metterlo come link cliccabile, per vedere le foto, fare copia e incolla, o cliccare sul titolo

mercoledì 3 marzo 2010

MANGIATE IN ALPAGO

Ciao,
invitato in questo blog, do uno spunto per chi andasse a fare la spesa "dal Barba" (al secolo Fabrizio Payer titolare di Asports) e avesse alcune ore libere per mangiare roba bona a poki skei.

Il primo posto è la Beppina locale a 20 metri dal negozio. Si mangia molto bene, a poki skei. Unico neo, solo a mezzogiorno e meglio su prenotazione (in tal caso anche alla sera). Cucina casereccia abbondante e ben fatta. 4 stelle.

Invece chi volesse mangiare in un locale all'aria aperta, dal Barba si va all'Hotel Genzianella (altro covo del negozio) da li si guarda a monte ed a sinistra del grossita si frutta e si intravede un cartello "Agriturismo Pian Formosa". Se fa il mezzo passo dolomitico e si arriva all'agriturismo. Che io sappia danno da dormire. In tal posto, ho mangiato, più volte, un fenomenale roast beef di Yak (Yak tibetano o quel ke l'è). Il menù è vario. Consigliata la prenotazione. Chi ha un camper, ti lasciano dormire sul campo... Alla sera d'estate è affollato.

Buone mangiate,
Ciao,
Emanuele

PS la falesia che pare bella da Pian formosa è invece inutilizzabile...

domenica 28 febbraio 2010

LA SEMPLICITA' DEI GRANDI: BEAT KAMMERLANDER

(nella foto da sin. Sergio Longoni, Fabio Palma, Beat Kammerlander ed il vecchio Arterio Lupin)


Come unire professione e passione:
incontro con Beat Kammerlander Sirtori, 18 febbraio 2010


Una delle massime aspirazioni di - credo - chiunque sarebbe poter coniugare, almeno in parte, passioni e professione. Spesso questa è solo un'utopia, distante dalla realtà e, necessariamente, ci si accontenta di dare il nostro meglio al lavoro per poter poi gustare il tempo libero da dedicare alla propria passione con la coscienza pulita. Questo, ovviamente, di 'sti tempi, sarebbe già molto, considerati i chiari di luna che male influiscono sul mondo del lavoro... Ma è un'altra storia..

Uno dei vantaggi di chi fa il traduttore e interprete è senza dubbio quello di poter avere a che fare con mondi spesso diversi tra loro, ampliando il proprio raggio di conoscenze, soprattutto dal punto di vista di quella che chiamo "la varia umanità".

Ogni tanto - non troppo spesso, ma, tutto sommato, nemmeno troppo di rado -mi capita di poter lavorare in ambiti più o meno legati all'ambito della mia passione...

Uno di questi fortunati casi - fortunati da ogni punto di vista - ha avuto luogo giovedì 18 febbraio 2010. Una serata semplicemente deliziosa, a Bevera di Sirtori, presso il negozio principale della catena di Sport Specialist, ovvero del Longoni. Serata stupendamente organizzata da Fabio Palma, scrittore-alpinista, per l'occasione maestro di cerimonia, oltre che amico di Kammerlander, e conclusa dal padron di casa, Sergio Longoni. Presenti molti alpinisti ed amanti della montagna non solo del Lecchese, ma, in generale, di buona parte della Lombardia, alla faccia del tempo non proprio clemente. Tra gli altri, ho avuto l'occasione di conoscere una figura che negli anni '8o conoscevo solo per leggere di lui sulle pagine della neonata "Alp", il Ballera, al secolo Marco Ballerini, il primo italiano, se non erro, a superare un 8a, all'epoca del boom dell'arrampicata sportiva in Italia...

Ho avuto l'onore - ci tengo a sottolinearlo - di fare da interprete per una figura mitica dell'alpinismo e dell'arrampicata, Beat Kammerlander. Non mi pare il caso di stare a ricordare chi sia il mitico Beat... Cinquant'anni, eppure la stessa vitalità di un ragazzino. E di un ragazzino, di quelli di una volta, l'umiltà e la semplicità con cui, tranquillamente, ha presentato, di fronte al pubblico delle grandi occasioni, foto ed immagini della sua vita alpinistica.

Con semplicità estrema ha saputo raccontare di come sia arrivato, quasi per caso, all'arrampicata, salvo poi continuare a praticarla, facendone ragione di vita ed addirittura mestiere, fino a diventare la leggenda vivente che ora è. Cinquant'anni, eppure ancora tranquillo nel riuscire a percorrere in "clean climbing" la via Prinzip Hoffnung, da lui stesso aperta, ben poco ripetuta (X+ in scala UIAA). Tanto per essere chiari, si è preso il lusso di pensare ed effettuare la ripetizone di una via ben poco ripetuta già con l'uso degli spit, facendo ricorso solo alle protezioni mobili (dei nuts che, probabilmente, non avrebbero tenuto il volo di un gatto, figuriamoci di una persona... Quando si dice "protezione psicologica"...)...

Come non fosse bastato, sempre placido e sorridente, ha mostrato immagini di una salita di misto valutata M10... Per non parlare di salite negli Stati Uniti e quant'altro... La sala dello Sport Specialist era stracolma, eppure, davanti alle immagini (Beat è anche un ottimo fotografo) ed alle parole di Kammerlander, mai troppe, mai troppo poche, non si sentiva volare una mosca, se non qualche sospiro a metà tra la meraviglia e l'incredulità.

Eppure, sempre con estrema umiltà, per quanto sia consapevole del significato che la sua figura riveste per alpinismo ed arrampicata, il Beat ha tenuto a citare e sottolineare valore ed imprese degli amici e dei conoscenti con i quali arrampica e dei quali ha estremo rispetto, a cominciare da Pierino Dal Pra'.

In modo professionale, ma con una cortesia assolutamente priva di ipocrisia e senza mai avere modi falsamente affettati, Beat non si è sottratto nemmeno per un attimo alle domande, alle richieste di foto ed autografi od a semplici chiacchierate. Tranquillamente, anche dopo la parte ufficiale, tra un bicchiere di vino e qualche assaggio dall'ottimo buffet, Beat ha continuato a rispondere alle domande postegli, brindando e ridendo con chiunque, fosse questi un membro dei Ragni di Lecco od un semplice escursionista appassionato. Addirittura era lui a scusarsi con me quando, per rispondere a qualcuno, doveva chiedermi di appoggiare per un attimo il bicchiere e tradurre le risposte...

Durante la proiezione delle diapositive, non ha mai mancato di sottolineare con battute quanto andava mostrando. Sempre pronto a ridere e scherzare, è una persona che incute certamente tanto rispetto e stima, ma nessuna soggezione: al contrario, è una persona che ispira immediatamente simpatia, entra abbastanza velocemente in confidenza e chiacchiera con piacere. Se, chiaramente, non posso riportare i vari discorsi sorti a livello personale, che restano nostri, mi va, comunque, di sottolineare un aneddotino... Durante la proiezione delle diapositive sulla salita di Prinzip Hoffnung, ad un certo punto si vedeva come salisse usando appigli buoni al massimo per la parte finale dell'ultima falange di due dita... Un qualcosa di mostruoso solo a pensarlo... Beat li chiamava "appigli" e poi "tacchette per le dita"... Chiuso il microfono, mentre la proiezione andava, si volta e mi chiede: "Ma perché ti è venuto da ridere mentre traducevi?". Ed io "Vedi, tu li chiami appigli, ma a me veniva voglia di tradurli con "cacche di mosca", tanto erano esigui". Il Kammerlander, sornione, prima si mette a ridere e poi, tranquillo "beh, sì, in effetti diciamo così anche noi... Solo che una cacca di mosca sarebbe stata forse più sicura..." E giù a ridere, tranquillo, conscio di ciò che aveva fatto ma talmente grande nella sua semplicità da non prendersi troppo sul serio e sempre capace di farsi quattro risate.

Da ultimo, mi va di aggiungere una cosa che ho enormemente apprezzato: Beat Kammerlander è uno che non disdegna assolutamente il vino buono, il cibo buono ed una sana sigaretta ogni tanto...

Almeno in questo posso dire di poter competere col Kammerlander!!

La serata, poi, ha avuto un degno epilogo "privato" con una cenetta a tarda ora a Barzanò, ospiti di Sergio Longoni, cui oltre al Beat ed al suo fido accompagnatore Michl, hanno partecipato Fabio Palma, Marco Anghileri ed un paio di altri simpatici collaboratori del Longoni. Un fine serata all'insegna della chiacchiera e delle risate, oltre che della montagna, durante la quale la lotta tra chi ingurgitava più liquidi alcoolici tra italiani ed austriaci è terminata in sostanziale parità...

Una serata memorabile e divertente...

Fosse sempre possibile pensare al lavoro solo in questi termini...