Il Blog dei Bradipi di Montagna

Benvenuti nel Blog dei Bradipi di Montagna.
Un punto di incontro per un gruppo di amici che "degustano" la montagna dalle escursioni alle ferrate, dalle arrampicate all'alta montagna,
dalle ciaspole allo sci-alpinismo...

Lenti come bradipi per poter gustare al meglio, in sicurezza, quanto la montagna può offrire a chi sa osservare e gustare.
Riflessioni, foto, rimandi a fotoalbum, link a siti utili...
Con le montagne sullo sfondo.

Buone Montagne a tutti

mercoledì 3 marzo 2010

MANGIATE IN ALPAGO

Ciao,
invitato in questo blog, do uno spunto per chi andasse a fare la spesa "dal Barba" (al secolo Fabrizio Payer titolare di Asports) e avesse alcune ore libere per mangiare roba bona a poki skei.

Il primo posto è la Beppina locale a 20 metri dal negozio. Si mangia molto bene, a poki skei. Unico neo, solo a mezzogiorno e meglio su prenotazione (in tal caso anche alla sera). Cucina casereccia abbondante e ben fatta. 4 stelle.

Invece chi volesse mangiare in un locale all'aria aperta, dal Barba si va all'Hotel Genzianella (altro covo del negozio) da li si guarda a monte ed a sinistra del grossita si frutta e si intravede un cartello "Agriturismo Pian Formosa". Se fa il mezzo passo dolomitico e si arriva all'agriturismo. Che io sappia danno da dormire. In tal posto, ho mangiato, più volte, un fenomenale roast beef di Yak (Yak tibetano o quel ke l'è). Il menù è vario. Consigliata la prenotazione. Chi ha un camper, ti lasciano dormire sul campo... Alla sera d'estate è affollato.

Buone mangiate,
Ciao,
Emanuele

PS la falesia che pare bella da Pian formosa è invece inutilizzabile...

domenica 28 febbraio 2010

LA SEMPLICITA' DEI GRANDI: BEAT KAMMERLANDER

(nella foto da sin. Sergio Longoni, Fabio Palma, Beat Kammerlander ed il vecchio Arterio Lupin)


Come unire professione e passione:
incontro con Beat Kammerlander Sirtori, 18 febbraio 2010


Una delle massime aspirazioni di - credo - chiunque sarebbe poter coniugare, almeno in parte, passioni e professione. Spesso questa è solo un'utopia, distante dalla realtà e, necessariamente, ci si accontenta di dare il nostro meglio al lavoro per poter poi gustare il tempo libero da dedicare alla propria passione con la coscienza pulita. Questo, ovviamente, di 'sti tempi, sarebbe già molto, considerati i chiari di luna che male influiscono sul mondo del lavoro... Ma è un'altra storia..

Uno dei vantaggi di chi fa il traduttore e interprete è senza dubbio quello di poter avere a che fare con mondi spesso diversi tra loro, ampliando il proprio raggio di conoscenze, soprattutto dal punto di vista di quella che chiamo "la varia umanità".

Ogni tanto - non troppo spesso, ma, tutto sommato, nemmeno troppo di rado -mi capita di poter lavorare in ambiti più o meno legati all'ambito della mia passione...

Uno di questi fortunati casi - fortunati da ogni punto di vista - ha avuto luogo giovedì 18 febbraio 2010. Una serata semplicemente deliziosa, a Bevera di Sirtori, presso il negozio principale della catena di Sport Specialist, ovvero del Longoni. Serata stupendamente organizzata da Fabio Palma, scrittore-alpinista, per l'occasione maestro di cerimonia, oltre che amico di Kammerlander, e conclusa dal padron di casa, Sergio Longoni. Presenti molti alpinisti ed amanti della montagna non solo del Lecchese, ma, in generale, di buona parte della Lombardia, alla faccia del tempo non proprio clemente. Tra gli altri, ho avuto l'occasione di conoscere una figura che negli anni '8o conoscevo solo per leggere di lui sulle pagine della neonata "Alp", il Ballera, al secolo Marco Ballerini, il primo italiano, se non erro, a superare un 8a, all'epoca del boom dell'arrampicata sportiva in Italia...

Ho avuto l'onore - ci tengo a sottolinearlo - di fare da interprete per una figura mitica dell'alpinismo e dell'arrampicata, Beat Kammerlander. Non mi pare il caso di stare a ricordare chi sia il mitico Beat... Cinquant'anni, eppure la stessa vitalità di un ragazzino. E di un ragazzino, di quelli di una volta, l'umiltà e la semplicità con cui, tranquillamente, ha presentato, di fronte al pubblico delle grandi occasioni, foto ed immagini della sua vita alpinistica.

Con semplicità estrema ha saputo raccontare di come sia arrivato, quasi per caso, all'arrampicata, salvo poi continuare a praticarla, facendone ragione di vita ed addirittura mestiere, fino a diventare la leggenda vivente che ora è. Cinquant'anni, eppure ancora tranquillo nel riuscire a percorrere in "clean climbing" la via Prinzip Hoffnung, da lui stesso aperta, ben poco ripetuta (X+ in scala UIAA). Tanto per essere chiari, si è preso il lusso di pensare ed effettuare la ripetizone di una via ben poco ripetuta già con l'uso degli spit, facendo ricorso solo alle protezioni mobili (dei nuts che, probabilmente, non avrebbero tenuto il volo di un gatto, figuriamoci di una persona... Quando si dice "protezione psicologica"...)...

Come non fosse bastato, sempre placido e sorridente, ha mostrato immagini di una salita di misto valutata M10... Per non parlare di salite negli Stati Uniti e quant'altro... La sala dello Sport Specialist era stracolma, eppure, davanti alle immagini (Beat è anche un ottimo fotografo) ed alle parole di Kammerlander, mai troppe, mai troppo poche, non si sentiva volare una mosca, se non qualche sospiro a metà tra la meraviglia e l'incredulità.

Eppure, sempre con estrema umiltà, per quanto sia consapevole del significato che la sua figura riveste per alpinismo ed arrampicata, il Beat ha tenuto a citare e sottolineare valore ed imprese degli amici e dei conoscenti con i quali arrampica e dei quali ha estremo rispetto, a cominciare da Pierino Dal Pra'.

In modo professionale, ma con una cortesia assolutamente priva di ipocrisia e senza mai avere modi falsamente affettati, Beat non si è sottratto nemmeno per un attimo alle domande, alle richieste di foto ed autografi od a semplici chiacchierate. Tranquillamente, anche dopo la parte ufficiale, tra un bicchiere di vino e qualche assaggio dall'ottimo buffet, Beat ha continuato a rispondere alle domande postegli, brindando e ridendo con chiunque, fosse questi un membro dei Ragni di Lecco od un semplice escursionista appassionato. Addirittura era lui a scusarsi con me quando, per rispondere a qualcuno, doveva chiedermi di appoggiare per un attimo il bicchiere e tradurre le risposte...

Durante la proiezione delle diapositive, non ha mai mancato di sottolineare con battute quanto andava mostrando. Sempre pronto a ridere e scherzare, è una persona che incute certamente tanto rispetto e stima, ma nessuna soggezione: al contrario, è una persona che ispira immediatamente simpatia, entra abbastanza velocemente in confidenza e chiacchiera con piacere. Se, chiaramente, non posso riportare i vari discorsi sorti a livello personale, che restano nostri, mi va, comunque, di sottolineare un aneddotino... Durante la proiezione delle diapositive sulla salita di Prinzip Hoffnung, ad un certo punto si vedeva come salisse usando appigli buoni al massimo per la parte finale dell'ultima falange di due dita... Un qualcosa di mostruoso solo a pensarlo... Beat li chiamava "appigli" e poi "tacchette per le dita"... Chiuso il microfono, mentre la proiezione andava, si volta e mi chiede: "Ma perché ti è venuto da ridere mentre traducevi?". Ed io "Vedi, tu li chiami appigli, ma a me veniva voglia di tradurli con "cacche di mosca", tanto erano esigui". Il Kammerlander, sornione, prima si mette a ridere e poi, tranquillo "beh, sì, in effetti diciamo così anche noi... Solo che una cacca di mosca sarebbe stata forse più sicura..." E giù a ridere, tranquillo, conscio di ciò che aveva fatto ma talmente grande nella sua semplicità da non prendersi troppo sul serio e sempre capace di farsi quattro risate.

Da ultimo, mi va di aggiungere una cosa che ho enormemente apprezzato: Beat Kammerlander è uno che non disdegna assolutamente il vino buono, il cibo buono ed una sana sigaretta ogni tanto...

Almeno in questo posso dire di poter competere col Kammerlander!!

La serata, poi, ha avuto un degno epilogo "privato" con una cenetta a tarda ora a Barzanò, ospiti di Sergio Longoni, cui oltre al Beat ed al suo fido accompagnatore Michl, hanno partecipato Fabio Palma, Marco Anghileri ed un paio di altri simpatici collaboratori del Longoni. Un fine serata all'insegna della chiacchiera e delle risate, oltre che della montagna, durante la quale la lotta tra chi ingurgitava più liquidi alcoolici tra italiani ed austriaci è terminata in sostanziale parità...

Una serata memorabile e divertente...

Fosse sempre possibile pensare al lavoro solo in questi termini...

PANORAMI, NATURA ED ANTICIPI DI PRIMAVERA SUL MONTE BARRO


Monte Barro
da Galbiate (Fornaci)
Sabato 27 febbraio 2010

Giornata estremamente pigra...
Inizia tardi, molto tardi, alle 10 di mattina.
Generalmente, dopo simili ammissioni, verrebbe spontaneo stare a cercare scuse. Non le cercherò...
Semplicemente, dopo aver avuto una settimana piena di lavoro, con la mia dolce metà, decidiamo di prendercela davvero comoda.

L'idea originaria era quella di alzarsi per andare a fare quattro passi... Ma senza fretta.

E fretta non ci fu.

Sveglia, colazione, abluzioni mattutine...
Che si fa? Dove andiamo?

C'è ancora molta neve in giro e l'Amministratore Delegato di casa Arterio, detentore del 51% delle quote decisionali, ovvero la mia succitata dolce metà, proprio non ama andare a pestar neve... Però, a furia di andare con l'Arterio, si è ormai arterizzata pure lei...

"Luca, sono almeno due anni che diciamo di andare a vedere il Monte Barro... Siamo stati dappertutto, mi hai portato in mille posti ma lì mai..."

In effetti, il Monte Barro era da tempo una delle mete inserite nel carnet delle gite future... Un insieme di ragioni, o forse solo casualità, semplici coincidenze, ha fatto sì che proprio la "montagna" più vicina a dove viviamo era rimasta quella che ancora mai avevamo calcato.

Negli ultimi giorni, inoltre, avevo letto più di un racconto entusiastico sulla bellezza di questa montagnola alta poco più di novecento metri. In particolar,e mi aveva svegliato la curiosità il report dell'amico Stefano su MontagnaForum...

Bene, era arrivato il giorno giusto.

Passiamo quasi indenni (a parte un paio di madonne da parte mia) Monza ed i lavori stradali. Riusciamo a prendere la superstrada che taglia la Brianza e abbastanza rapidamente siamo all'uscita per Galbiate... La mia compagna non se la sente di fare troppo dislivello, sono quattro mesi che non cammina in montagna... Saliamo allora fino a Fornaci, dove, poco dopo un ristorantino "interessante", troviamo un ottimo parcheggio.

Sulla destra, un bel sentiero in salita con adeguati segnavia... Saliamo verso l'Eremo, già visibile sopra di noi. Poco dopo la partenza, ci accolgono alcune primule ed alcuni crocus... Un primo assaggio della primavera incombente e che spero tanto arrivi presto...
Lo so, lo so... Gli amanti degli sport invernali mi mandranno a quel paese. Ma ognuno è libero di augurarsi ciò che vuole. Lo so che ho ricevuto le ciaspole nuove e che avrei dovuto "battezzarle", anzi, "vararle"... Ma ormai ho voglia id primavera, di abiti leggeri e di un sano calduccio.

I panorami diventano sempre più vasti man mano che si sale, offrendo scorci favolosi sui laghi della Brianza, si miei amori del Triangolo Lariano e sul corso dell'Adda...

Ben presto arriviamo all'Eremo, già pieno di gente. Piccola pausa... Molto piccola... Troppa gente! Anche un gruppo di ragazzi (forse scout, forse un oratorio in movimento), con chitarre al seguito. Torno con la mente alla mia adolescenza, ma non riesco a goderne più di tanto... Sarà l'età, ma non riesco ad apprezzare una ragazzotta in carne che violenta contemporaneamente la chitarra ed una canzone di Battisti...

Proseguiamo presto, prendendo il "Sentiero Botanico", assolutamente delizioso. Tenuto benissimo, dopo una breve ma ripida salita, ci deposita alla Sella dei Trovanti, dove riesco a perdere il mega sentierone e "per tagliare" salire una ventina di metri di cimotto per poi doverne discendere altrettanti lungo roccette... La mia compagna esprime alcuni dubbi sulla mia integrità mentale e mi fornisce un'idea abbastanza verosimile di quello che mi sarebbe capitato se solo fosse riuscita a mettermi le mani addosso...

Appianata la situazione (se parli ancora di "tagliare" ti taglio ciò che ti destinò al servizio militare, anni fa), ripartimao in salita, lungo un sentiero eufemisticamente deifnito "per escursionisti esperti". In realtà, trattasi di un semplice e bel sentierino, in alcuni punti un po' scivoloso e sul quale fare attenzione a dove si mettono i piedi...

In breve arriviamo alla croce di vetta e... Tripudio di panorami, a 360°, dalla pianura alle Alpi. In lontananza riconosciamo il Monviso e le altre montagne del Piemonte fino al Gran Paradiso... Poi il Cornizzolo, il Rai, i Corni di Canzo, in una prospettiva davvero seducente, il Moregalo, e poi ancora il Lario, i monti imbiancati della Valtellina, le Grigne, il Pizzo Tre Signori, il Due Mani, il Resegone, la cresta dell'Ocone fino a Monte Marenzo e ancora il corso dell'Adda, Montevecchia, la pianura e, in fondo, gli Appennini... Temperatura davvero mite, cielo appena velato e lattiginoso..

In compagnia, un paio di escursionisti che passano salutando ed un uccello, forse un perniciotto o qualcosa del genere, che senza paura viene a prendersi la razione di briciole dello spuntino....

Facciamo il pieno di panorami e poi scendiamo, osservando crocus ed altre primule...

Arriviamo ben presto all'Eremo, dove sistemiamo alcune necessità urgenti (un paio di panini) e poi giù, con clama, a vedere il Centro Visitatori ed il Museo...

Da qui, una ventina di minuti di chaicchierate ci fanno ritrovare velocemente all'auto, allegri.

Sentiamo che la primavera forse sta davvero per arrivare, almeno a bassa quota...

Sentiamo che abbiamo fatto la scelta giusta, l'itinerario adeguato.

Semplicemente, ci sentiamo bene... E ci torneremo presto. Magari per fare il giro "delle creste"...

Davvero un bel modo per sfruttare un pomeriggio libero...

Il resto, è la solita cronaca di un ritorno a Milano...Ma stavolta più volentieri del solito: sono invitato a cena dalla suocera e la mia pancia "si fa capanna"...

Degna conclusione di una giornata davvero bella, ancorché un pochettino pigra!

Alla prossima, Monte Barro, torniamo presto.